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mercoledì 14 luglio 2010

I consigli del Gracchio


Per una media education a sviluppo sostenibile di Roberto Farné

Non facciamoci illusioni! La media education non sarà mai al passo con l’evoluzione tecnologica e culturale dei media nella società. Con questo non si vuole spegnere l’entusiasmo di chi lavora in questo campo con fervore pedagogico e competenza autentica, dentro e fuori dalla scuola, come insegnante o come animatore; né si vuole decretare l’inutilità della media education, uccisa dalla prorompente vitalità degli stessi media.
Il punto è nella definizione stessa, che tiene insieme due termini, media e education, a formare un concetto: l’identità dei media è nella velocità della comunicazione, nell’impatto delle tecnologie, nella supremazia dell’immagine, nel concetto di network; l’identità dell’educazione è nella lentezza della trasmissione culturale basata sulla relazione interpersonale, sulla centralità della parola (leggere-scrivere-parlare-ascoltare).
Adriano Celentano divideva tutto e tutti secondo le categorie del “Rock” e del “Lento”, il che ci porterebbe a dire che i media sono Rock, mentre l’educazione è Lenta. E allora come sarebbe la media education?
Un po’ banalmente, forse, potremmo dire che nella scuola si cerca di “rallentare” i media, nell’extrascuola di rendere rock l’educazione. Ciò detto, per uscire dall’astrattezza degli schemi (e dal presunto valore euristico che possono avere), bisognerebbe entrare nella realtà viva delle esperienze e analizzare dei casi…

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