Craa... craa... il Gracchio è tornato!

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ma soprattutto quelle dei vostri commenti.

la redazione del Gracchio: Bina, Cesare, Damiano, Giammaria, Mnuela, Michele, Rinalda, Spartaco


venerdì 16 luglio 2010

Le interviste del Gracchio

Il Gracchio ha intervistato don Roberto per i nostri lettori.

1. Cosa si aspettava dalla Summer School sul 2.0?
Che qualcuno partisse con le tre caravelle alla scoperta del nuovo mondo per riferire a noi del vecchio mondo che cosa stava succedendo.

2. Ha risposto alle Sue aspettative?
Si, ma qualche considerazione andrebbe fatta. Non sono ancora state approfondite alcune dimensioni e prospettive della media education, in particolare riguardo alle future opportunità professionali del media educator e a qualche approccio scientifico che ancora non è stato sufficientemente delineato.

3. Ci sarà un 3.0?
Non ancora! Prima bisogna approfondire il ventennio trascorso: sarebbe per esempio interessante scrivere una storia di questi primi vent’anni.

La passeggiata al Monte Croce

Una videocronaca di 7 minuti e mezzo può rendere bene le atmosfere e i fatti di un gruppo affiatato ( e un po' sfiatato...) che passa mezza giornata in montagna ? Qual è il punto di vista del cronista ? Quali risultano le finalità della gita ? Tempi ? Costi ? Risorse ? Che numero di scarpe portava Angela Castelli ?
Valutate, gente, valutate...


Il Med a Monte Croce from spartaco vitiello on Vimeo.



o anche no.

mercoledì 14 luglio 2010

I consigli del Gracchio


Per una media education a sviluppo sostenibile di Roberto Farné

Non facciamoci illusioni! La media education non sarà mai al passo con l’evoluzione tecnologica e culturale dei media nella società. Con questo non si vuole spegnere l’entusiasmo di chi lavora in questo campo con fervore pedagogico e competenza autentica, dentro e fuori dalla scuola, come insegnante o come animatore; né si vuole decretare l’inutilità della media education, uccisa dalla prorompente vitalità degli stessi media.
Il punto è nella definizione stessa, che tiene insieme due termini, media e education, a formare un concetto: l’identità dei media è nella velocità della comunicazione, nell’impatto delle tecnologie, nella supremazia dell’immagine, nel concetto di network; l’identità dell’educazione è nella lentezza della trasmissione culturale basata sulla relazione interpersonale, sulla centralità della parola (leggere-scrivere-parlare-ascoltare).
Adriano Celentano divideva tutto e tutti secondo le categorie del “Rock” e del “Lento”, il che ci porterebbe a dire che i media sono Rock, mentre l’educazione è Lenta. E allora come sarebbe la media education?
Un po’ banalmente, forse, potremmo dire che nella scuola si cerca di “rallentare” i media, nell’extrascuola di rendere rock l’educazione. Ciò detto, per uscire dall’astrattezza degli schemi (e dal presunto valore euristico che possono avere), bisognerebbe entrare nella realtà viva delle esperienze e analizzare dei casi…

Oggi, la mia prima volta…

10 luglio 2010: pronti si parte, treno, autobus, automobile, manca solo la bicicletta!!! -Ma dove vai con questo caldo, mi sento dire dagli amici…- “Vado a Corvara alla Summer School di Media Education”… Ah, che bello, che cos’è?? In effetti fino all’anno scorso non mi ero ancora posta la domanda e poi è scaturito in me il desiderio di trovare un nuovo modo e tante metodologie quotidiane per comunicare con i miei alunni a scuola. Complice importantissima è stata la lettura di uno scritto di don Roberto Giannatelli che ricorda: “Tutti i media sono un ambiente, un linguaggio, una risorsa, una cultura…” Da quel momento tanti interrogativi si sono posti nei miei pensieri: quanto conosco dei media e dei loro linguaggi e, soprattutto, come posso avvicinare i bimbi che accompagno nella crescita ad un utilizzo corretto e divertente? E allora eccomi alla Summer, edizione XIX°, insieme a tante persone, provenienti da tutta Italia che hanno voglia di mettersi in gioco, di entusiasmarsi per il mondo che ci circonda e che non si spaventano delle nuove opportunità di socialità e produzione culturale. Primo impatto: un clima di amicizia, di disponibilità, di semplicità e di condivisione che inonda e riscalda tutti i partecipanti! E poi fantasia e creatività e avere il coraggio di “volare in alto”. Non solo tra noi allievi, ma anche con gli organizzatori e i docenti. Ogni giorno vengono trasmessi valori e opportunità su cui riflettere, la teoria si affianca sempre a una buona pratica accompagnata da una variabile che spesso dimentichiamo nella nostra attività: saper ascoltare l’altro come opportunità di ricchezza e di crescita. Perché consiglierei l’esperienza di Corvara? Perché la M.E. è la metodologia indispensabile per la scuola e l’extrascuola, è un modo di essere e di rapportarsi, è il linguaggio fondamentale per comunicare con i giovani qualsiasi tipo di informazione e Corvara, che nasce quasi vent’anni fa come scuola, oggi è un movimento, una comunità di persone e idee che credono nel valore educativo dei media e nell’importanza del saper scrivere e leggere in questo nuovo mondo.
Manuela

La mia "prima volta": tra storie antiche… (2)

Anno 2002. "Tanto per saperne di più, vieni a Corvara anche tu". Pensavo di farmi una vacanza e, invece, è iniziata una fertile militanza. Seminari di qua, laboratori di là hanno arricchito la mia professionalità, tant'è che continuando con le amicizie di quel dì, oggi mi trovo ancora qui.
B.

La mia "prima volta": tra storie antiche… (1)

Anno 1992. Notizie del giorno: "a Corvara c'è qualcosa che riguarda i media e che ti può interessare". Ma dove sarà questa "Corvara"? Parto e, dopo misteriosi, sconosciuti e tormentati tornanti, all'imbrunire "sbarco" a Corvara, innaffiata di pioggia. Hotel Italia, magica accoglienza!! Tra tappeti, ricami, amuleti spiccano merli e merletti in tanti bei negozietti. Un piccolo teatrino parrocchiale, dai rossi drappeggi faceva da contenitore alla prima summer school. Un nuvolo di salesiani "mediatizzati" e una manciatina di insegnanti curiosi e motivati. Si sono incontrati per conoscersi di più e, tra il fare e il disfare, è stato tutto un lavorare, ma un prodotto alla fine ci fu ed è stato un libro sulla Tivvù.

Rinalda